Ero intelligente, ma ora non più. E’ colpa dei social?

E’ da un po’ che volevo ritornare a scrivere, ma scrivere libera e senza pensare a chi legge, tenendo solamente conto di quello che io ho voglia di dire. Il mio punto di vista senza uno scopo altro, se non quello di esprimere il mio pensiero, estrarlo dalla mia mente e buttarlo fuori. E una volta fuori, non avere la preoccupazione di dove finirà…che possa viaggiare libero e fermarsi dove capita!

Negli ultimi anni, credo 5 o 6, mi sono dedicata molto allo studio del marketing, del personal branding e dei social media. E studiando, una cosa è risultata chiara: se vuoi avere successo con il tuo blog/business e quant’altro, devi scrivere e comunicare non per te stessa, ma tenendo sempre presente la persona (il cliente ideale), e devi scrivere per apportare qualcosa a quella persona. “Add value”, apportare valore.

Devi scrivere come se stessi parlando. Semplifica, dividi in blocchi, usa il neretto perché la gente è pigra e non leggerà mai i papiri e deve poter leggere solo le parti essenziali. E studia il SEO che altrimenti sparisci nei meandri di Google.

E tutto questo non è certamente negativo, è un ottimo metodo per creare un business sostenibile. Il problema non è il metodo. Infatti, il problema è che, col tempo, mi sono resa conto che la mia mente trasformava meccanicamente qualsiasi idea in una possibilità per fare business. Con il tempo ho trasformato tutte le nuove idee e le nueve esperienze in possibili opportunità per guadagnare qualcosa, per lo meno nella mia mente.

Le mie esperienze passavano tutte attraverso un filtro e non sono stata più capace di esperire per il gusto di farlo, senza uno scopo se non per pura e genuina curiosità. Non me ne sono resa conto finché un giorno, al telefono, la mia migliore amica mi ha “sfidato”: ma perché non provi a fare qualsiasi cosa per il gusto di farla e vedi cosa succede?

Questa “sfida” è arrivata in risposta ad un’auto-analisi della mia vita in cui dicevo che vedevo difficile alla mie età, in una città nuova, la possibilità di creare nuovi legami.

Ebbene in quel momento, e per molto tempo dopo, non sono riuscita a pensare a niente che potessi fare solo per il gusto di farlo. (E ancora adesso mi risulta difficile).

Non è stato immediato, ma da quel momento ho cominciato un percorso interiore (che ho potuto fare anche grazie alla straordinaria ed inusuale situazione pandemica in cui ci troviamo) che ha coinvolto diversi aspetti della mia vita.

Molti mesi dopo, sono passata da voler lavorare con i social a non utilizzarli quasi più. Una delle cose, tra le tante, che mi ha fatto cambiare il rapporto con i social è che mi sono resa conto di non avere un gusto veramente personale. Stavo facendo un corso online per imparare a creare pattern digitali, dove l’insegnante raccontava degli artisti che hanno influenzato il suo stile. E mi sono ricordata che da piccola amavo Van Gogh, che esploravo l’arte per conto mio. Avevo l’occasione di emozionarmi e di costruire un mio proprio bagaglio di gusti, poco a poco.

Ma chi può dire oggi di non essere bombardato da un incessante susseguirsi di immagini, stili e gusti senza avere il tempo di “provarli”, di avere un reale contatto, fare esperienza con essi. E’ vero. Siamo bombardati e non abbiamo il tempo di reagire, di capire da dove vengono questi bombardamenti. Accettiamo senza nemmeno rendercene conto.

Anche la mia creatività è molto più limitata. Lo stimolo è ovunque, continua e incessante, E’ troppa e troppo frequente, non ho spazio per metabolizzare. Non ho spazio per creare davvero. E’ molto più probabile che stia copiando qualcosa, non sto più prendendo ispirazione. Insomma, che strada ha preso la mia creatività? E che cosa mi piace veramente?

Un’altra cosa di cui mi sono resa conto è che sono drogata. Riesco a gestire abbastanza bene i social (non spendo più ore eccessive su Facebook e Instagram), ma se si parla di dipendenza da YouTube e telefilm…mi faccio paura da sola.

Sono sempre stata “quella intelligente”, quella che legge e scrive tantissimo, che sa discutere e che ha un suo pensiero critico.

Ma, onestamente, ora non è più così. Faccio fatica a leggere. Non scrivo quasi più. Mi trovo in difficoltà ad argomentare…

E so perfettamente che la mia mente si è atrofizzata a forza di stare davanti al computer, passiva, guardando una puntata dietro l’altra, un giorno dietro l’altro, senza quasi mai fermarmi. Non è una esagerazione. Ne sono consapevole e spero solo di essere in tempo per invertire il processo, e di avere la capacità di uscire da questa terribile dipendenza.

Leggere senza sforzo, concentrarmi, creare libera, fare cose per il gusto di farle, esperire e costruire un gusto genuinamente mio. La mia ricetta per stare bene.

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